LA SEDIA E IL TRONO

26 ottobre 2008

livibantiox5Alla fine degli anni ’50 la giornalista  fiorentina Grazia Livi abita a Milano, ma ogni tanto torna a Firenze e va a fare visita ad Anna Banti. La reputa grande scrittrice e la Banti l’ha più volte, in passato, incoraggiata a scrivere. La scrittrice, che vive in una grande villa appena fuori Firenze con il marito Roberto Longhi, di cui Grazia Livi è stata allieva, la accoglie :

“seduta in poltrona, a fronte alta, con la macchina da scrivere sulle ginocchia e con le perle alle orecchie e al collo [...] M’indicava la sediolina perchè la sistemassi accanto a lei. Veniva così interrotta la simmetria della stanza [...] Dall’altitudine un sorriso scendeva su di me, ma lo sguardo restava vigile, a guardia dell’identità impervia che s’era costruita… [...] Non amava parlare dei suoi libri. I vari elementi del suo lavoro — stile elaborato, immaginazione ricchissima, sintesi ardua, tempi spezzati — confluivano piuttosto in una signoria: quella del suo sguardo su di me. Vi leggevo dentro l’intolleranza. Ma insieme una benignità, nei miei confronti, tipica di chi non ha avuto figli. E una curiosità, ma impersonale, verso la giovane donna” E scrive anche, Grazia Livi:

“… a parlare, c’erano le sue eroine. Eccole lì, sono tutte “contro”: Contro il marito [...] contro il padre [...] contro il destino [...] contro gli uomini che compongono musica [...] contro l’assenza di un passato, che i maschi , invece, avevano posseduto e ricordavano bene.”.

Al termine di una di queste visite in cui Grazia Livi si sente “… triste. Sentivo, fra noi, un’area disabitata, che lei aveva costellato di opinioni generali. Forse la colpa era della differenza di età: lei ormai dimorava fra le sue sicurezze come entro una cinta merlata” Anna Banti le propone di darle del tu “d’ora in avanti non mi chiamerai Lucia, mi chiamerai Anna Lucia”. La Livi ricorda: “Arrossii, per l’imbarazzo. L’ipotesi di una possibile parità legava d’un tratto la vacillante identità al modello che, per inventare, aveva fatto il sacrificio dell’io. Congiungeva la sedia al trono. [...] Il congedo fu segnato da due baci sulle guance. Stette a guardarmi dalla sommità della scala mentre io scendevo i gradini, attraversavo l’atrio, varcavo la soglia. Quando mi voltai, con sollievo, il domestico stava già chiudendo la porta coi paletti di ferro”.

(Grazia Livi, Le lettere del mio nome, La Tartaruga Edizioni, 1991)

Non doveva certo essere facile, avere a che fare con Anna Banti…

 

 

 

di Gabriella Alù (www.nonsoloproust.splinder.com)

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.